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Negli anni della Guerra Fredda Kodak sviluppò la pellicola Aerochrome per usi militari. Sensibile alla radiazione infrarossa riflessa dalla clorofilla, permetteva di distinguere la vegetazione da ciò che la circondava e di rivelare presenze altrimenti invisibili all’occhio umano.
Nata come strumento di sorveglianza, fu poi adottata in ambito civile – da agronomi, cartografi, geografi, archeologi – come mezzo per analizzare il paesaggio. Nel 2010 Kodak la ritira dal mercato.
Questo lavoro nasce con l’intento di riappropiarsi di quella tecnologia abbandonata, che cercandla di emulare, sottraendola alla sua funzione originaria. Non più dispositivo di controllo, ma strumento riflessivo capace di mostrare quello che i luoghi normalmente nascondono.
Questo procedimento fotografico non è empiricamente prevedibile; un approccio “alla cieca” in cui l’immagine prende il senso finale solo nel momento conclusivo della sovrapposizione dei tre fotogrammi scattati con l’ausilio di tre distinti filtri.
I luoghi fotografati rivelano quello che celano, il momento dello scatto rimane così sospeso in un’incertezza che si risolve solo nella manipolazione successiva.
Ex Villaggio Eni, Borca di Cadore - Luglio 2025
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